venerdì 22 aprile 2011

La Torta DE Pasqua e le amenità del dialetto perugino



Ho sempre nutrito una particolare propensione per lo studio delle lingue.
Forse perché favorita da madre natura fin dall’inizio, che mi ha fatto nascere in una terra dove l’idioma parlato, in una serie infinita di declinazioni dialettali, è una lingua a sé, il sardo, ben distinta dall’italiano nazionale; sono stati credo quei meccanismi a favorirmi nell'apprendimento abbastanza rapido delle lingue straniere, e a rendermi inoltre molto incline ai dialetti locali.

Aiutata poi da 5 lunghi anni di Università in continua convivenza con tanti amici “in trasferta”, come me,  da diverse regioni, sono diventata brava anche ad imitare gli accenti.
Ma nessuno, nessun altro, mi viene bene come l’accento perugino; bhe, direte voi, vivi lì da ormai 8 anni e mezzo (come dite? ah, non lo sapevate?) che ci vorrà? 

E invece non è così semplice cari miei, perché ‘l perugino, come se dice tu qui (“come si dice qui”) per essere parlato necessita di alcune caratteristichedei lineamenti importantissime le quali, se non presenti, andranno artatamente "ricreate" per la riproduzione ottimale dei fonemi.
Di cosa sto parlando? Ma della scucchia, è ovvio.
Dicesi scucchia l’atteggiamento protruso della mascella inferiore, sostanzialmente spinta in fuori rispetto all’asse di quella superiore, che con l’azione combinata della lingua contro il palato genera quel mitico suono, il fonema del potere, la chiave interpretativa di questo scrigno medievale che è il perugino : il donca.

Il donca è la pronuncia "speciale" della lettera d, con un vibrato che all’inizio, da forestiero, non cogli; non percepisci cosa c’è di strano in quel modo di parlare, in quelle sillabe che ti si insinuano sottilmente giù per i timpani...ti senti strano, guardi intorno a te e dici "ma lo sento solo io? ma cos'è questo suono?" sei smarrito, non capisci cos'è... ma capisci che ti da molto fastidio.
Quando arrivi  poi ad identificarlo è perchè realizzi di essere perduto; a Perugia e nei suoi immediati dintorni, infatti, niente ha un suono più bello del donca (ci hanno pure fondato questa accademia !!) sopratutto se accompagnato alla lettera E; ogni scusa è pertanto buona per pronunciare la malefica sillaba cervello-vibrante ad ogni occasione.

Quindi non sarà "il cane di elio", ma il cane DE elio, non sarà "gliel'hai detto a lei che siamo andati a Gubbio" ma “je l'è Ditto DA lia che sem giti a Gubbio?"... non sarà la Torta di Pasqua ma la Torta DE Pasqua.


 La torta de Pasqua salata (ma poi, perché torta? perchè qui si affibbia il sostantivo torta a qualunque impasto lievitato..tu ti chiedi: ma la torta non è dolce? e certo, c'è una variante anche dolce...ma attenzione, in alcune zone diventa Pizza de Pasqua, sia dolce che salata, e ricomincia lo sconfondimento...lo fanno apposta!!) è in siostanza come un panettone salato, asciutto, e formaggioso.

Formaggiosissimo.

Insomma, è una delizia, un capolavoro d’arte rustica, un fantastico prodotto di questa fantastica terra così bella, ma tanto bella che mi è entrata nel cuore.
Molti dicono “peccato, manca solo il mare” ma la mia amica Sara sostiene che “è così bella, pulita, curata e decorosa” proprio perché non c’è il mare, che a volte porta un turismo di massa diciamo così, poco educato.

Godetevi dunque, come l’Umbria, questa bellezza gastronomica; racchiude in se lo spirito di questa meravigliosa regione, contadina, tradizionale, solare e bellissima.

Torta De Pasqua - ricetta de Rita, mamma de l'Elena,de Castel Del Piano
(per due torte medie)

-1 kg di farina
-300 gr pasta di pane già lievitata
-450 gr formaggi misti (metà grattugiato e metà a dadini)
-250 gr di grasso misto (130 burro, 100 strutto, 30 olio)
-25 gr di sale
-50/80 gr di lievito di birra
-8/10 uova

Creare una fontana con la farina e disporvi al centro la pasta di pane, aggiungendovi il lievito birra disciolto in acqua tiepida con il sale e un pochino di zucchero.
Iniziare a ri-impastare, aggiungendo mano a mano la parte grassa, fatta amalgamare precedentemente sciogliendo i solidi a bagnomaria; aggiungere poi le uova, ed infine il formaggio.
Impastare bene e a lungo.
Lasciar lievitare ulteriormente l'impasto per almeno 2 ore.
Distribuire l'impasto in due teglie precedentemente imburrate e far cuocere per 1 ora nel forno pre-riscaldato a 180 gradi


si mangia la mattina di pasqua accompagnata da uova sode (!!!) e capocollo, alla faccia dei cibi primaverili leggeri!! =)

Per chi volesse approfondire, vi lascio con questa curiosità...e ancora, a tutti, Buona Pasqua!

lunedì 18 aprile 2011

I love shopping bags… ovvero sportole vi adoro!!!


Ho sempre pensato che fare la cassiera del supermercato fosse un lavoro divertente. Tutte le cassiere che conosco sono sempre sorridenti e, come il Papa, hanno una parola per ogni cliente. Le mie prime esperienze tra gli scaffali  sono state segnate dall’immensa Marilena, con il rossetto sempre brillante e l’ugola canterina, ma da qualche tempo nel mio cuore c’è Daniela, la più simpatica in assoluto. Ride e scherza con tutti, le over 80 sono il suo target preferito ed è talmente divertente che faresti la spesa a rate pur di passare più volte alla cassa. 

E poi stando alla cassa (e al pubblico in generale) potrebbe ricevere una laurea honoris causa in sociologia poiché l’esperienza sul campo insegna più di tanti manuali volumetrici.
Da gennaio tutta l’attenzione della clientela è rivolta alle ecologiche, quanto puzzolenti,  buste per la spesa al mais che sostituiscono quelle di plastica e inoltre, da più di un anno, ogni supermercato promuove e vende buste riutilizzabili di ogni tipo. Marilena propone quelle con le margherite fuxia, viola o arancioni; Daniela, a soli 30 centesimi, ti propina delle buste verdi bruttissime ma altrettanto comode che, a differenza delle altre, si ripiegano nella borsa senza troppe peripezie. 


giovedì 14 aprile 2011

Echo la Primavera!


Amo questa stagione...l’ho già detto?
Tutto trasuda  rinnovamento, rinascita, riscoperta della goduria!..ma quant’è bello camminare in mezzo alla campagna al crepuscolo, senza ancora quell’opprimente calura estiva, foriera di perfide nubi di insetti formato elicottero che cercano di disporsi “a sarcofago” intorno alla soffice sagoma del mio corpo?! 

Come avrete capito, alla tintarella preferisco primo sole e papaveri in fiore anche perché...a  Primavera c’è la Pasqua! 

Al di là del principale significato religioso, come non amare le “feste comandate” ? Trovo che portino nell’aria una certa elettricità, un quasi insensato buonumore pazzerello e, non da ultimo, l’opportunità di poter festeggiare tutto con una bella mangiata!  =) 

Dunque, presi anche voi dallo spirito di convivialità, nonché da un’incontrollabile friccicarella primaverile, vi siete proposti volontari come la sottoscritta per cucinare per amici parenti e conoscenti?
Non trasformate quest’opportunità in un amaro boccone di fiele! non scatenatevi in scenate isteriche da ansia da prestazione last-minute, con una cucchiarella sporca di sugo infilzata tra i capelli a tenervi la crocchia mentre con le mani lavate l’insalata e con una forchetta tra i denti roteate la testa cercando di sbattere le uova! 

Tutto può essere risolto per portarvi ad un brillante successo seguendo le basi della teoria POP, solidamente testata per anni da noi di “Casalinghe”:

Programmazione
Organizzazione
Porca paletta (muoviti che siamo già in ritardo!)

Come per tutte le cose che volete riescano bene è indispensabile dedicarvi del tempo in anticipo; se quella qua sopra non assomiglia dunque alla vostra cucina, e volete che i risultati siano perlomeno buoni senza perderci in sanità mentale seguite alcuni piccoli accorgimenti:

“Porca paletta” è in realtà il primo step, ergo: non rimandare alle calende greche! 
Prendete coscienza subito del tempo che avete a disposizione, stilando immantinente un piano di battaglia.
Scegliete il menu: prima avrete chiare le idee, più sarà facile ideare gli stratagemmi per metterle in opera.
 
Non sottovalutate l’immenso potere che può darvi quell’elettrodomestico spesso relegato a mera superficie appoggia-tutto; la forza del congelatore è con voi, sappiate trarne il massimo dei benefici!
Nella scelta del menu preferite dunque piatti congelabili; potrete confezionarli dopo una leggera pre-cottura,  tirarli fuori dal freezer il Sabato Santo e portarli a tavola fumanti prima che sia finita la messa delle 11.00! =) Alcuni esempi di questi meravigliosi piattili trovate qui, in quella che a mio parere è la più fornita fucina di diabolici suggerimenti pratico-culinari a prova di bomba! (date un'occhio anche al forum)


Attenzione a calcolare bene le quantità! La nostra già forte inclinazione verso il cibo assume in queste occasioni le dimensioni più epocali, con pasti dalle imbarazzanti porzioni stile Cena Trimalchionis, tali da rendere spesso passibile di denuncia per tentato omicidio il vostro ospite.
Seguendo le giuste dosi non solo eviterete di darvi tanta pena per cucinare troppo e con il doppio della fatica, ma eviterete i vergognosi sprechi che nuocono a noi, a chi sfortunatamente ha meno di noi e anche all’ambiente! (tema sul quale sono molto sensibile!)

Non fatevi remora di andare a chiedere in prestito il tovagliato alla taverna sotto casa; se vi conoscono non saranno così tapini da negarvi la cortesia, altrimenti patteggeranno un noleggio a costi comunque più bassi di quelli del noleggiatore istituzionale.

Se non disponete di porcellane belle e abbinate, o di una lavastoviglie sufficientemente capiente, non lasciatevi andare alla tristissima plastica bianco latte! Optate  per dei decoratissimi coperti in cartone alimentare rigido. Si trovano nei negozi di articoli di carta e negli ipermercati più forniti, e vi faranno fare una bella figura tenendo comunque “easy” lo stile del ricevimento; se li scegliete in colori pastello aggiungeranno inoltre quel tocco shabby-chic che va tanto in auge ultimamente.

Per arredare la tavola non spendiamo tanti dei nostri pochi euro in splendidi quanto costosi mazzi di fiori..lavoriamo di fantasia! Se non c’è dunque un campo di golf da cui rubare dietro l’angolo, andate al più vicino garden centre e comprate una zolla di prato di circa 50 cm di lato; potrete ricavarne 4 quadrati da poggiare intervallati sulla tovaglia bianca (stagnola sotto, mi raccomando!), decorandoli con fiorellini di campo, e piccoli “nidi” di  rafia colorata, sui quali adagiare i classici gusci d’uova dipinti che sono sicura avete già fatto, almeno una volta, alle scuole elementari (sennò ecco un ripasso qui, o qui).

Al momento del dolce infine, offrite gli ovetti di cioccolato in maniera originale: invece che nel classico vassoio d’argento, scartateli tutti e metteteli dentro un bel vaso di vetro trasparente, servendoli con l’aiuto di una bella pinza per torta effetto retrò (c’è sicuramente tra i regali di nozze di nonna/mamma o zia): faranno un figurone riempiendo subito “gli occhi” dei convitati, e quelli rimanenti potranno comunque essere re-incartati nella stagnola.

Buona Pasqua! =)

ps: grazie a Moreno, Carlo e Gabri de "Il Cuoco Innamorato" che mi hanno lasciato saltellare come una cavalletta fastidiosa in cucina!

lunedì 11 aprile 2011

Lode al valido aiutante!


Dovete assentarvi alcuni giorni da casa, ma non ve la sentite perché avete paura che al vostro rientro possiate trovarvi catapultate in una giungla fatta di calzini dimenticati in ogni dove e impronte infangate che decorano il vostro adorato parquet?

Mie care amiche vi compatisco! Però posso darvi qualche consiglio per non ritrovare cattive sorprese e godervi alla grande la vostra permanenza fuori casa, come ho fatto io in questi giorni a Barcellona.



















giovedì 7 aprile 2011

Il mio amico aereo (insomma, non roviniamoci la vita!)


Bene bene,e così sono arrivati anche per me i fatidici 28, sento l’eco dei miei fans che strillano auguri, grazie, grazie!! =)

E cosa ci sarebbe di meglio per festeggiare se non concedersi un bel viaggio? Che invidia per la Viola!! Proprio ora che è finalmente iniziato il bel tempo (non per niente la Primavera è la più bella stagione dell’anno…sono nata io!) niente sarebbe più rigenerante che organizzare al volo quattro stracci nella pratica valigia dello scorso post, fare il biglietto senza pensarci e partire per un bel week-end lungo rigenerante!

La mia amata Parigi, Barcellona che non ho mai visitato, il Nord Europa, quante destinazioni sarebbero a portata di mano..se non altro che purtroppo per alcuni di noi non è così semplice andar via.
All’inizio parto con il massimo dell’energia, in fondo, girare il mondo è sempre stata la mia passione, ecchè avrò studiato turismo a fare, no??!! Poi inizia a strisciare dentro me quella sensazione di disagio, davvero in modo così poco percettibile che faccio finta di non sentirla, e continuo a studiare cartine e preparare itinerari..poi passano i giorni, e continuo a rimandare fino a quel momento in cui devo, per forza comprare i biglietti dell’aereo.

Ed allora lì  mi blocco, raggelata, capisco e lo ammetto: non ce la faccio. 

E tutto salta ancora, un’altra volta, per la mancanza di mezzi… Ma che avete capito? Non di mezzi economici, per lo meno non stavolta!
I mezzi in questione sono quelli psicologici, e sono quelli che mancano a tutti coloro che, come la sottoscritta, si ritrovano con grande amarezza a soffrire di quella che viene comunemente descritta come “paura di volare”.

domenica 3 aprile 2011

Fare la valigia è una questione di incastri!


Penso di non aver mai desiderato qualcosa tanto quanto, all’età di 8 anni, abbia desiderato il mitico Game Boy. Naturalmente la mia amichetta del cuore Chiara lo aveva già ricevuto per la prima comunione, io come da copione, dovetti aspettare sei lunghissimi mesi fino ad arrivare a Natale.

Un amore imprescindibile, il Tetris era, neanche a dirlo, il mio gioco preferito. Quella musichetta filo-comunista mi era entrata nelle orecchie e faceva da colonna sonora alle mie giornate passate a incastrare mattoncini, ma non solo... Il Tetris era per me una vera droga e mi portava ad incastrare qualsiasi cosa, le penne nell’astuccio, il quadernone nello zaino, finché non iniziai a incastrare parole.
Per fortuna sono stata capace di uscire dal tunnel del Game Boy che, per ripagarmi delle tante ore che gli avevo dedicato, mi ha lasciato un’utilissima eredità: utilizzare l’incastro da regime per dare vita a valigie super funzionali. 

venerdì 1 aprile 2011

Volevo essere meccanico


Ebbene si.
E giuro, non è il classico pesce d’Aprile.
Quante donne hanno spesso, a volte inconsciamente, ammirato un certo lato della mascolinità? Quante donne vorrebbero, facendo riferimento ad alcuni contesti in cui non sarebbe il senso del pratico a prevalere ma quanto il piacere di poter fare certe cose, essere, totalmente, un uomo? 

Poche dite?

Bhe, io sicuramente sono tra queste.
Insomma,  non parlo dell’atavica invidia di “oh quanto vorrei essere uomo per poter fare serenamente in aria arabeschi di pipì anche sulla vetta desolata della montagna, semplicemente dando le mie spalle al pubblico, senza dovermi accucciare goffamente esasperata, rischiando di mostrare il mio cellulitico lato B a tutti..”

No, non è quello.



è che purtroppo ci sono alcune cose che vuoi per mancanze genetiche (tipo la comprensione del fuorigioco) vuoi per preconcetti sociali , vuoi per un mix di questo e quello il Destino ci ha, inevitabilmente, negato.
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