venerdì 5 ottobre 2012

Homeworking gioie e dolori - Parte 1^






Quando mi chiedono di cosa mi occupo, sulla mia testa compare una nuvoletta in stile manga giapponese con dentro tre puntini di sospensione, un punto interrogativo, uno esclamativo, una goccia di sudore e un fulmine… il tutto perché, purtroppo, la risposta cambia in base alla persona che ho di fronte, previa breve analisi psicologica dell’interlocutore.
 
Il problema è che ancora molte persone sono legate alle macro categorie occupazionali secondo le quali un cristiano può fare l’operaio, il muratore, l’imbianchino, l’impiegato, la segretaria, la casalinga o appartenere all’ambita schiera dei dottori, professori, avvocati o bancari (recentemente visti però un po’ di mal’occhio).
 
Non sono in tanti quelli che nel 2012, soprattutto nei paesini sui 5.000 abitanti (leggi: dove vivo io), afferrano ruoli legati a parole indefinite come consulente, artista, project manager, account, p.r., addetto stampa, editor, blogger…  Risposte che lasciano un punto interrogativo grande come una casa, che frequentemente viene tradotto con un gentile “ma questa che mi vuol fare credere, non fa niente!
 
Queste le risposte più usate con conseguenti considerazioni (dette o pensate):
  • “faccio la giornalista” – sguardo di ammirazione, seguito da diffidenza e considerazioni del tipo “siete tutti uguali, canaglie!”;
  •  “scrivo” – ma questa che scriverà… tutti gli scrittori sono morti di fame, come fa a permettersi dieci giorni in Sardegna e le scarpe all’ultima moda… fa la mantenuta, povero uomo!
  •  
  •  “lavoro da casa” (risposta approssimativa data ad un pubblico over 60) – ma questa che farà? pulisce tutto il giorno? ah no, fa la mamma a tempo pieno, ma allora perché ammolla la bimba tutte le mattine alla suocera… si farà la manicure!
  •  
  •  “faccio la casalinga” – non ci crede nessuno, hai lasciato lo stendi panni all’aperto per tre giorni durante un nubifragio e per di più c’erano appesi i panni della creatura – sciagurata!;
  •  
  •  “sono in maternità” (quando ho fretta) – che fortuna, i suoi datori di lavoro devono essere molto attenti ai temi sociali…;
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  •  “lavoro come free lance” - !!?? @$$$?
Per fortuna c’è qualche anima illuminata che non mi dà della vendi frottole e capisce quello che dico. Infatti, una volta partorito ho avuto la possibilità di portarmi il lavoro a casa e organizzarmi nel modo più comodo per me e la piccola Pepe. Al momento mi sto occupando dell’ufficio stampa del Movimento Turismo del Vino Umbria e sono redattrice di due free press: Play Paper
OK, è una fortuna lavorare da casa agli orari più consoni, ma non crediate che siano tutte rose e fiori… e per saperne di più vi do appuntamento al prossimo post!

Viola

4 commenti:

  1. Mi hai davvero incuriosito!
    Io faccio il classico lavoro d'ufficio che non amo per nulla ma, come si dice, di questi tempi è meglio non lamentarsi.
    Seguirò i prossimi post per sapere cosa combini nelle tue giornate! :D

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  2. Ciao Babe!
    Sì, ho la fortuna di fare il lavoro che amo e perdipiù da casa... ma tranquilla, anche nel mio caso non è tutto rose e fiori. Ti racconterò!
    Continua a seguirci,
    Viola

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  3. Viola a me accade la stessa cosa!!!!! Ciao, Un bacio! ^__^

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    Risposte
    1. Povere noi mamme della comunicazione! ;)
      Continua a seguirci, baciozzi

      Vio

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